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Vecchio 26-10-2005, 15.01.51   #1
Flying Luka
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Flying Luka è nella strada per il successo
Suffisso .eu dal 7/12/05

<p align="center"><img src="http://img.rol.ro/stiri.rol.ro/stiri/mare/050328_mare_europa.jpg" /></p><p align="center" /><p class="txt12" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Internet targata Europa, si parte. Dal 7 dicembre 2005 i navigatori del Web appartenenti a uno dei venticinque paesi membri dell’Unione Euroea potranno cominciare a registrare i propri domini Internet a targa &quot;.eu&quot;: il nuovo suffisso, che si aggiunge ai già celebri &quot;.com&quot;, &quot;.it&quot;, &quot;.net&quot; o &quot;info&quot;, può contare su un bacino di oltre duecento milioni di potenziali utenti (a tanto ammonta la popolazione Internet in Europa) e ne rappresenterà il simbolo identificativo nella rete delle reti. </font></p><p class="txt12" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">La decisione è stata annunciata dal consorzio Eurid, l’associazione nonprofit internazionale dove per una volta l’Italia ricopre un ruolo di prima fila: è stata infatti fondata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche (attraverso l’Istituto di Informatica e Telematica di Pisa, IitCnr, quello che è responsabile per conto dell’Icann della registrazione dei domini italiani) e dai registri omologhi di Belgio (Dns.be) e Svezia (Nic.se). Il consorzi già nel 2003 si è aggiudicata la gestione del nuovo registro Internet europeo, vincendo il primo appalto di servizio pubblico oneroso mai varato dall’Unione. «E’ per noi un motivo di particolare orgoglio esser stati scelti», osserva Maurizio Martinelli, responsabile dei servizi tecnologici dell’Istituto del Cnr. «Il bando dell’Unione europea è stato vinto da noi, con belgi e svedesi, su sette cordate che avevano partecipato. Dopodiché abbiamo messo a punto il progetto. Abbiamo vinto noi perché avevamo una combinazione di esperienze altissima ed eravamo in grado di ‘coprire’ tutta l’Europa».</font></p><p class="txt12" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Tempi, modi e procedure di registrazione del nuovo dominio sono stati illustrati a Pisa nella sede dell’Istituto di Informatica e Telematica del Cnr venerdì scorso in occasione dell’Eurid roadshow: dalle 9,00 alle 16,30 gli esperti del consorzio sono rimasti a disposizione di utenti, stampa e registrar (gli operatori del settore che materialmente gestiranno le procedure di registrazione dei nomi a dominio) per chiarire i dettagli tecnici del nuovo dominio. Il programma e il modulo di adesione sono disponibili sul sito www.iit.cnr.it/ eventi/ eu_road_show.php.</font></p><p class="txt12" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Ha inizio dunque il &quot;sunrise period&quot;, il sistema di registrazione per fasi che da dicembre alla primavera prossima accompagnerà il lancio del suffisso Internet più atteso d’Europa: basti pensare alle decine di migliaia di richieste di registrazione di domini &quot;.eu&quot; già pervenute ai registrar accreditati. Un registrar italiano ha annunciato di averne raccolte già oltre 50mila in meno di un mese: pur tra mille cautele, basta una banale moltiplicazione per dare la misura dell’interesse dei navigatori per il nuovo Internet made in Europe. Ad oggi i registrar accreditati sono infatti complessivamente 469, in rappresentanza di 38 paesi diversi. La compagine più folta è quella dell'Olanda (86), seguita da Germania (68), Italia (38), Belgio (36) e Francia (28). </font></p><p class="txt12" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Dal 7 dicembre al 6 febbraio 2006 solo gli enti pubblici, gli organismi governativi e i titolari di marchi registrati potranno candidarsi alla registrazione di un dominio &quot;.eu&quot; (questo al fine di evitare un accaparramento indiscriminato). Nella seconda fase, dal 7 febbraio al 6 aprile 2006, ci sarà spazio anche per i titolari di altri diritti considerati prioritari e protetti dalle leggi nazionali dei singoli stati. Infine, dal 7 aprile, l’apertura totale delle registrazioni: chiunque, con il solo limite della maggiore età e della residenza in uno degli stati membri Ue, potrà registrare un numero illimitato di domini a targa &quot;.eu&quot;.<br />«L’assegnazione dei domini ‘.eu’ – osserva Franco Denoth, direttore dello stesso Istituto di Informatica e </font><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Telematica del Cnr – seguirà rigorosamente la regola del ‘first come first served’: il primo arrivato avrà diritto di priorità. A regime, per ogni dominio registrato, Eurid addebiterà al registrar l’importo di 10 euro, anche se i costi per l’utente finale saranno ovviamente più alti e proporzionati al servizio offerto dal singolo operatore. Non escludiamo in futuro di ridurre il canone di servizio». </font><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"><br />Il progetto, ricorda il professor Denoth, partì nel 2000, anno in cui ci fu la richiesta del direttore affari </font></p><p class="txt12" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Internet alla commissione europea rivolta all’Icann americano di riconoscere il suffisso .EU come dominio per l’Europa. E’ evidentemente una partita molto politica: Usa ed Europa sono sempre più concorrenti sul piano di Internet. L’Icann (che sta per Internet Corporation for Assigned Names and Numbers), con sede in California, ha potere assoluto sul traffico online perché gestisce l’assegnazione dei siti web. L’ente è nato sotto l’egida del governo americano e tale rimane malgrado le promesse di cessione di sovranità a un controllo sovranazionale, poi rimangiata da Bush sotto l’ambigua pressione della lotta al terrorismo. «Gli Stati Uniti intendono mantenere il loro ruolo in materia di autorizzazione delle modifiche ai root zone files (i protocolli che regolano l’assegnazione dei domini, ndr)», recitava a luglio una nota della Casa Bianca. La crisi diplomatica è emersa ai recenti incontri internazionali di Ginevra, in preparazione del World Summit on the Information Society, la conferenza organizzata dall’Onu che si terrà a Tunisi dal 16 al 18 novembre. Si porrà qui in tutta la sua urgenza il problema cruciale della governance della rete. Ma non fanno ben sperare le dichiarazioni di David Gross del Dipartimento di Stato Usa, che a proposito dell’Icann ha tagliato corto: «La materia non è negoziabile perché è una questione di interesse nazionale».</font><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2"></font></p><p class="txt12" align="justify"><font face="verdana,arial,helvetica,sans-serif" size="2">Ma torniamo al professor Denoth, il quale ci tiene ad essere preciso: «Il dominio è nato il 28 aprile 2005 alle 18.58. Il suffisso .IT, intendiamoci, resterà in vita, e come prima vorrà dire soltanto che chiunque si registra deve sapere che verrà sottoposto alla legislazione italiana. Anche chi si registrerà al nuovo suffisso .EU sarà peraltro sottoposto al diritto della nazione da cui proviene, che com’è noto verrà influenzato però sempre più profondamente dalle direttive europee». Il discorso è di fondo: «Il più grande significato del suffisso .EU è il riconoscimento di unitarietà anche nei confronti di Internet che viene dato all’Unione Europea, un po’ come quando dalla moneta locale si è passati alla moneta unica». In pratica chi si registra? «Chiunque vorrà mettere in evidenza l’appartenenza all’Unione Europea. Tutto questo darà un apporto fondamentale all’Ecommerce e all’Ebusiness».</font></p><br><br><a href="../../framer.php?url=http://www.repubblica.it/supplementi/af/2005/10/24/multimedia/019iurop.html" target="_blank"> Fonte </a><br><br><br><br>
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