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Visualizza versione completa : Famiglie americane spaventate dalla RIAA


Giorgius
26-07-2003, 15.04.33
provider stanno iniziando ad avvertire i propri utenti di cui i discografici hanno chiesto i dati. Ci sono anche ragazzini di 12 anni, i cui genitori ora sono sulle spine. Parla la EFF. Il MIT non cede alle major

25/07/03 - News - Roma - Quegli utenti che si sono dedicati a pesanti operazioni di file sharing in questi mesi, e che stanno per essere denunciati formalmente dai discografici americani, stanno fremendo. I loro provider, costretti a consegnare i nomi, li stanno infatti informando delle iniziative legali nei loro confronti, con conseguenze che forse le major della RIAA non avevano previsto.

Stando a Eli Eilbott, uno degli avvocati che la Electronic Frontier Foundation sul sito dedicato consiglia di contattare, "sto ricevendo un sacco di telefonate". La chiamata tipo è quella di genitori di giovani ragazzi, persino di 12 o di 13 anni, che hanno messo in condivisione cinque o sei CD nei sistemi peer-to-peer. Genitori che sono ora naturalmente in attesa di conoscere il destino giudiziario proprio e dei pargoli dallo sharing facile.

"Questi ragazzini - ha affermato Eilbott a USA Today - non sapevano di fare qualcosa di illegale, oppure non avevano idea di cosa questo significasse. I genitori sono spaventati". Eilbott ha anche raccomandato di non seguire il consiglio della RIAA, che nelle scorse ore tramite un portavoce ha affermato: "Se qualcuno vuole risolvere il problema può sempre contattare la RIAA".

Un altro celebre legale della EFF, Fred von Lohmann, ha cercato di gettare acqua sul fuoco per i quasi mille utenti i cui dati sono stati richiesti fino a questo momento dalla RIAA. "Non è scontato - ha affermato - che tutti saranno denunciati". Secondo von Lohmann la risposta migliore da dare a utenti e genitori, al momento, è di cercarsi un avvocato e attendere gli sviluppi. Il tutto è naturalmente complicato dal fatto che chi detiene ufficialmente un account può non essere la persona che con quell'accesso ad internet ha condiviso materiali protetti.

Non contenta, la RIAA ha annunciato che grazie alla facilità con cui gli IP si possono individuare su network molto frequentati, come quelli di Kazaa, le richieste di nomi da questo momento in poi saliranno ad almeno 300 alla settimana.

E se ci sono avvocati che stanno rilasciando dichiarazioni per offrirsi gratuitamente nella difesa degli utenti eventualmente denunciati da RIAA, altri problemi si profilano all'orizzonte per i discografici. Non tutte le università e i college, infatti, sono disponibili a cedere i nomi dei propri studenti così facilmente.

Due tra le massime istituzioni universitarie americane, il Massachussets Institute of Technology e il Boston College, hanno infatti provvisoriamente bloccato tutto dopo aver rilevato irregolarità nella richiesta formale dei nomi avanzata dalla RIAA e registrata in tribunale, irregolarità che a loro parere rendono possibile opporsi alla richiesta di consegna dei nomi.

In particolare, sarebbe troppo esiguo il tempo fornito per avvertire studenti e famiglie interessate, tempo che viene garantito da una legge nota come "Family Education Rights and Privacy Act". Sia al MIT che al Boston College, i responsabili dichiarano di non voler in alcun modo evitare di fornire le informazioni ma semplicemente di non poterlo fare nel rispetto della legge.

Per ora la RIAA si è limitata ad affermare di essere "delusa dal fatto che queste università abbiano scelto di opporsi e negare a noi e ad altri detentori di diritto d'autore i diritti così chiaramente garantiti dal Congresso". Va detto che ci sono altre università che hanno invece già annunciato che forniranno i nomi in pochi giorni.

Secondo gli osservatori, però, le iniziative di questi due istituti sono solo le prime con le quali la RIAA dovrà fare i conti. Sarebbero infatti diverse le normative di tutela che in molti ambienti, a partire proprio dalle università dove il file sharing ha conosciuto il suo massimo sviluppo, potrebbero rendere alle major la vita ben più difficile di quanto ipotizzato
PuntoInformatico.it

http://www.subpoenadefense.org/

EntropheaR
26-07-2003, 15.22.07
Risultao?...il collasso del sistema...se tutti i denunciati subissero un processo il sistema collasserebbe è insostenibile processarli tutti.

Giorgius
31-07-2003, 18.45.36
Verso Natale arriva sempre per posta una o due di quelle email scritte da gente con la calcolatrice e troppo tempo libero che racconta di quanto tempo avrebbe bisogno Babbo Natale per consegnare i doni a tutti i bambini del mondo, a quale velocità dovrebbero andare le renne, il tempo di permanenza in ogni singola casa, ecc. Ce n'è una versione che riguarda anche Holly e Benji, la lunghezza del loro campo da calcio, ecc.
Sdrammatizziamo un po' sull'argomento P2P, vi va? Una lettrice dell'Inquirer ha preso in mano una calcolatrice e, partendo dall'ipotesi che sia esatto il dato della Electronic Frontier Foundation secondo cui sono 60 milioni gli americani che scambiano musica con il P2P, si è messa a contare quanto tempo ci vorrebbe alla RIAA per far causa a tutti. Considerando di poter trascinare in tribunale 75 persone al giorno, ci vorrebbero 2191.78 anni per arrivare all'ultima voce dell'elenco. Una cifra decisamente poco realistica, non trovate?
Supponiamo allora che la RIAA voglia far causa solo a qualche migliaio di "file sharer": per citarne in giudizio 5000 ci vorrebbero (5000/75) 66 giorni. Per 10000, 133 giorni, più o meno quattro mesi. E questo coinvolgerebbe solo una percentuale ridicola di persone. Per citarne almeno una su dieci ci vorrebbero due secoli. Con l'unico risultato che gli avvocati della RIAA farebbero tanti soldi quanti mai ne avrebbero sognati in vita loro (e si parla di avvocati), mentre c'è da scommettere che i musicisti non vedrebbero una lira.

31/07/03 TgmOnline.it

IrONia
31-07-2003, 18.53.11
:D:D:D


...sara' il caldo...

Dinfra
06-08-2003, 10.23.59
Originariamente inviato da Giorgius
Verso Natale arriva sempre per posta una o due di quelle email scritte da gente con la calcolatrice e troppo tempo libero che racconta di quanto tempo avrebbe bisogno Babbo Natale per consegnare i doni a tutti i bambini del mondo, a quale velocità dovrebbero andare le renne, il tempo di permanenza in ogni singola casa, ecc. Ce n'è una versione che riguarda anche Holly e Benji, la lunghezza del loro campo da calcio, ecc.
Sdrammatizziamo un po' sull'argomento P2P, vi va? Una lettrice dell'Inquirer ha preso in mano una calcolatrice e, partendo dall'ipotesi che sia esatto il dato della Electronic Frontier Foundation secondo cui sono 60 milioni gli americani che scambiano musica con il P2P, si è messa a contare quanto tempo ci vorrebbe alla RIAA per far causa a tutti. Considerando di poter trascinare in tribunale 75 persone al giorno, ci vorrebbero 2191.78 anni per arrivare all'ultima voce dell'elenco. Una cifra decisamente poco realistica, non trovate?
Supponiamo allora che la RIAA voglia far causa solo a qualche migliaio di "file sharer": per citarne in giudizio 5000 ci vorrebbero (5000/75) 66 giorni. Per 10000, 133 giorni, più o meno quattro mesi. E questo coinvolgerebbe solo una percentuale ridicola di persone. Per citarne almeno una su dieci ci vorrebbero due secoli. Con l'unico risultato che gli avvocati della RIAA farebbero tanti soldi quanti mai ne avrebbero sognati in vita loro (e si parla di avvocati), mentre c'è da scommettere che i musicisti non vedrebbero una lira.

31/07/03 TgmOnline.it

E' vero quello che dici, ma alle case discografiche basta spaventare un po la gente, in questo modo sperano di rallentare il fenomeno, poi se qualcuno ci va di mezzo, anche se è una goccia nel mare per le case discografiche, ci sarà cmq un povero cristo che si becca una denuncia e finisce in tribunale...:anger:

Giorgius
30-09-2003, 12.24.29
Internet: musica, Riaa annuncia intese con 52 pirati

(ANSA) - WASHINGTON, 30 SET - L'associazione Usa dei discografici Riaa ha raggiunto intese con 52 persone denunciate per avere scaricato da internet brani musicali illegalmente. Secondo la Riaa, che intende sporgere una serie di nuove denuncie ad ottobre, gli accordi consistono nel pagamento di un risarcimento -tra i 2.500 e i 7.500 dollari, con punte fino a 10.000 dollari- oltre alla distruzione delle canzoni scaricate illegalmente.
2003-09-30 - 07:46:00

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Deep73
30-09-2003, 12.30.50
ma perchè nn si abbatte sta società di merda e le sue consorelle ladre (SIAE in primis)???

nn hanno capito (e nn voglio capire) che con questa guerra inutile allo FS non ci si guadagna nulla? I figli di Napster non hanno insegnato nulla? Mettete i cd a 10 euro e vediamo come va... tanto basta LORO rinuncino alla loro percentuale no? Ma no... loro la villa se la devono fare... lo yaght pure... andare 1 mese in ferie in culo al mondo lo devono fare... :mad:

LADRI!

Brunok
30-09-2003, 13.28.40
Originariamente inviato da Deep73
ma perchè nn si abbatte sta società di merda e le sue consorelle ladre (SIAE in primis)???

nn hanno capito (e nn voglio capire) che con questa guerra inutile allo FS non ci si guadagna nulla? I figli di Napster non hanno insegnato nulla? Mettete i cd a 10 euro e vediamo come va... tanto basta LORO rinuncino alla loro percentuale no? Ma no... loro la villa se la devono fare... lo yaght pure... andare 1 mese in ferie in culo al mondo lo devono fare... :mad:

LADRI!

Esatto caro Deep è proprio così! Sono hijueputas! come dicevano dalle mie parti!!! Se entiende no? :anger: :S :mad: (W)