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Visualizza versione completa : Di gran moda a New York


veleno
26-07-2003, 13.45.15
Di gran moda a New York i "quiet party", incontri in locali
dove è di rigore stare zitti. Si comunica solo con biglietti e gesti
Shshshsh, silenzio
questa è una festa








L'UNICO rumore che senti entrando è quello di bigliettini di carta che scricchiolano sotto le punte delle biro. La gente se li scambia, passandoli di mano in mano da un punto all'altro dei tavoli. "Ciao, sorridi se vuoi un bimbo da me", dice uno. "Mi metto a gridare se non ti piaccio", minaccia un altro. Attorno, camerieri ricevono ordinazioni a sussurri e rispondono a gesti. Eppure è sabato sera, questo è un locale a Manhattan, e questa è una festa. No, non una delle solite: al posto della musica, delle parole, degli schiamazzi, qui è il silenzio a fare la differenza, dando il "titolo" alla serata: "Quiet Party".

Nate dall'idea di due artisti-imprenditori newyorkesi, Paul Rebhan e Tony Noe, le "feste silenziose" si fondano sull'imperativo etico di stare, finalmente, tutti zitti. Nate nella Grande Mela nel novembre scorso, hanno contagiato nel loro "shshshs" Washington e Pechino, lanciando la grande sfida del silenzio contro il chiacchiericcio del mondo.

La stampa americana, dal New York Times al Washington Post, ha scomodato persino la poesia per tentare di decifrare il successo dei "Quiet Party" nel campo dell'intrattenimento e, più profondamente, nel sociale. "Un universo alternativo affascinante", "il perfetto antidoto a tutto il rumore", "una possibilità d'incontro per i single come nessun'altra". Opponendosi culturalmente agli "speed dating", gli incontri superveloci in cui i potenziali fidanzati dovrebbero essere in grado di comunicarsi in 7 minuti le informazioni necessarie all'accoppiamento, le feste silenziose credono nel valore della lentezza, dell'essenzialità e delle levità delle relazioni umane. Il presupposto è che, quando si parla, ci si confonde e si confonde l'altro. La parola scritta, aiutata da quella del corpo, non trae invece in inganno.
L'organizzazione delle serate è più o meno la seguente: i partecipanti ai "Quiet Party", congedati i cellulari all'ingresso del locale, vengono attrezzati con carta e penna. In maniera del tutto anonima possono far recapitare agli altri avventori qualsiasi tipo di messaggio: versi di poesia, barzellette, equazioni matematiche. Chi viene sorpreso a parlare, gentilmente, in un sussurro, è richiamato alla regola del mutismo. Una bizzarria per qualcuno, un ossimoro per altri fare feste dove non si fa casino: fatto sta che ai "Quiet Party" si registrato almeno 150 partecipanti a serata, facendo degli appuntamenti muti uno dei più cool della scena newyorkese.

Che tra la gente cresca l'esigenza di abbassare il volume della vita? A giudicare da altri fenomeni nel panorama urbano e sociale statunitense, il sì potrebbe essere una risposta abbastanza vicina alla realtà. Su circa metà dei treni esistono vagoni "quiet": il simbolo di un dito appoggiato sulla bocca avverte che le bocche devono rimanere chiuse. Il comune di New York ha bandito da aprile scorso l'uso dei cellulari durante manifestazioni pubbliche. In molti ristoranti è espressamente vietato entrare col telefonino. Su suggerimento di gruppi religiosi per lo più ecumenici, decine di migliaia di persone scelgono ogni anno di praticare "ritiri" silenziosi in giro per il mondo che durano da uno a 40 giorni. Ultima traduzione di questa ambizione al silenzio, appunto i "quiet party".

Che, a pensarci bene, non fanno altro che tradurre in atto un pensiero che forse molti hanno fatto nella propria vita: visto che alle feste normalmente le parole fanno solo rumore, e non dicono niente, allora spegnere il volume e accendere il silenzio è un più onesto divertimento.


(25 luglio 2003) :D

jannaz
26-07-2003, 15.24.47
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JaNnAz